Il gesuita Francesco Lana dei Conti Terzi,
precursore della scienza aeronautica

Il gesuita Francesco Lana (Brescia, 13 dicembre 1631 - Brescia, 22 febbraio 1687) malgrado fosse sordomuto e sofferente di altre infermità, fu uno dei maggiori fisici del suo tempo, e benchè non si sia mai alzato da terra, nè, come pare certo, abbia fatto alzare alcun aerostato, fu il primo ad aver l’idea - nel 1670 - di risolvere il problema della navigazione aerea col mezzo di una macchina più leggera dell’aria, oltre un secolo prima dell'aerostato dei Fratelli Mongolfier; non solo, l’idea fu da lui presentata così egregiamente che non pare azzardato ai tecnici asserire che la moderna tecnica aeronautica poggia fondamentalmente sui principi da lui dettati, inoltre fu subito così diffusa, che esercitò su molti una notevole influenza stimolando studi ed esperimenti. Egli fu quindi il vero precursore e l’antesignano della navigazione aerea. La maggior fama gli è venuta dalla sua opera intitolata «Prodromo» o Saggio dell’Opera Maggiore, il «Magisterium naturae et artis» dove i capitoli più importanti sono il quinto, nel quale studia «in qual modo si possano fabbricare uccelli che da se stessi volino per l’aria» e il resto, nel quale invece tratta «del fabbricare una nave che cammini sopra l’aria a remi e a vela». Come si vede egli aveva affrontato le due soluzioni del problema: quella del mezzo più pesante e quella del più leggero dell’aria. Maggior fortuna ebbe in questa seconda, ideando una navicella sollevata in aria da quattro sfere metalliche di lievissimo spessore, vuotate dall’aria e legate al battello con funi, corredato di vele, remi e timone, così da potersi muoversi e manovrare nell’aria a piacimento del pilota: la differenza di peso tra le sfere vuote e l’aria doveva fornire la spinta ascensionale per quest’elementare aerostato munito di vela per la dirigibilità. Nel Prodromo è prevista anche l’importanza dell’aeronautica in guerra, potendo lanciare dalla nave potenti esplosivi "su li nimici". Il Lana dichiara nello scritto di non aver mai potuto compiere l’esperimento per la povertà religiosa, che non gli ha permesso di spendere il «centinaio di ducati» necessari alla costruzione della macchina, ma il principio da lui trovato rimane giusto. Per questa sua opera fu processato dal Tribunale dell’inquisizione.